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La Rassegnazione

Ognuno di noi può trovarsi a passare in un periodo difficile. Le circostanze possono essere avverse e le nostre forze e risorse esaurite.

In questi casi è normale vivere lo sconforto e la tentazione più grande è quella di rassegnarsi: accettare la situazione ed abbracciarla.

Questo è quello che è successo alla vedova di Sarepta (1 Re 17:8-16), la sua rassegnazione alla carestia l’aveva portata a dire:

12 …”come è vero che vive il Signore, il tuo Dio, del pane non ne ho; ho solo un pugno di farina in un vaso, e un po’ d’olio in un vasetto; ed ecco, sto raccogliendo due rami secchi per andare a cuocerla per me e per mio figlio; mangeremo, e poi moriremo”

Aveva ormai gettato la spugna accettando la fine imminente, ma lei non conosceva il Dio di Elia, il Dio dell’impossibile.

Allo stesso modo anche Gedeone (Giudici 6:11-24) era rassegnato all’oppressione dei Madianiti e si domandava se tutto questo sarebbe successo se Dio fosse stato col suo popolo.

La rassegnazione ci schiaccia e ci impedisce di ribellarci alle avversità, ci lascia sprofondare ancora di più in esse rendendoci inerti.

Agire per Fede

Ma Dio ci chiama ad agire! Proprio quando noi vorremmo gettare la spugna Dio ci chiama a combattere! Lui è al nostro fianco e ci porta alla vittoria grazie alle sue forze, non alle nostre.

Quando la vedova reagisce ubbidendo alla parola di Elia, la fame scompare dalla sua casa e lei e la sua famiglia ebbero cibo in abbondanza.

Quando Gedeone agì ubbidendo alla parola dell’Angelo del Signore, vide la liberazione dall’oppressione dei madianiti.

Il nostro Dio non si è mai rassegnato con noi. Quando eravamo lontani e perduti nel peccato e tutto sembrava perduto, Lui mandò suo Figlio per ribaltare le circostanze e riportarci alla vita.